Quale educazione?

La crisi della scuola, del ruolo dei genitori, il bullismo, sono temi che fanno discutere all’infinito; quale educazione vogliamo? Qual è la chiave per capire dove dobbiamo andare?
Per poterci orientare nella giusta direzione, dobbiamo prima renderci coscienti delle storture e delle ipocrisie insite nel sistema dominante.

La crisi della famiglia

Si parla tanto di famiglia in crisi, di figli confusi, ma anche di genitori confusi. Genitori con atteggiamenti irresponsabili nei confronti dei figli, egocentrici, che non sanno educare. Si parla di famiglia adolescente.

Genitori ripiegati su sé stessi, sui loro desideri personali, perdendo di vista la propria responsabilità sociale nei confronti dei figli.

Genitori che non accettano che i loro figli diventino adolescenti e scelgono di diventare a loro volta adolescenti. Tanto più che in una società tanto liquida come quella attuale, un aumentata insicurezza fa ripiegare gli interessi dei genitori sui figli in modo eccessivo, intromettendosi nella loro sfera d’azione, nelle scelte che li riguardano, anche quelle più intime.

In antitesi con una società patriarcale, che giustamente non vogliono più incarnare, essi crescono i loro figli purtroppo, però, senza farsi rispettare. Sparisce il senso del dovere. Questo può provocare un rapporto rovesciato di sudditanza dei genitori ai figli, ai loro capricci. Il figlio diventa il re, viziato e al centro dell’universo.

Il genitore proietta sul figlio i propri ideali e i propri sogni non realizzati, invadendo la sfera del figlio, pretendendo che loro li realizzano al loro posto.

Quando i figli diventano adolescenti, i genitori a loro volta si trovano nella crisi dei 50anta – visto che l’età in cui formare una famiglia si eleva sempre più – un’età in cui si fa il bilancio della vita; le due crisi esistenziali si incrociano.
(Massimo Ammaniti, La famiglia adolescente, Editore Laterza)

Il fallimento dei sistemi scolastici statali

Si parla tanto di crisi dei sistemi scolastici statali e della necessità di rinnovamento. Distinguiamo il fallimento dal punto di vista educativo da quello della pedagogia.

Fallimento dal punto di vista educativo

Da parte degli allievi e dei loro genitori non c’è più rispetto per il corpo insegnante. I maestri sono impotenti di fronte all’insolenza, le prevaricazioni, la prepotenza degli allievi. I quali sono incondizionatamente protetti e difesi dai loro genitori. Gli insegnanti si trovano nell’impossibilità di tenere la disciplina, sempre più impotenti e privi di autorevolezza.

Assistiamo al fenomeno crescente del bullismo (la persecuzione da parte di uno o più ragazzi verso un compagno più debole), in ogni ambito della società, quindi non solo a scuola. Un fenomeno che riempie le cronache dei nostri media e occupa una pletora di specialisti.

Gli atteggiamenti verso questo fenomeno sono da una parte il buonismo ideologico e dall’altra la repressione disciplinare. Un approccio piuttosto ipocrita da parte degli adulti.

Infatti i valori che stanno alla base di questi comportamenti – essere amati, diventare un leader, essere attraenti, non essere emarginati, essere temuti e divertirsi – sono gli stessi che guidano la nostra società. E dunque il comportamento degli adulti. Concorrenza spietata, mobbing, arrivismo, apparire ad ogni costo …

Critica dal punto di vista pedagogico

Si levano critiche da molte parti ad un sistema di istruzione sempre più scadente che educa all’accettazione passiva e incoraggia la mediocrità.

Al centro delle polemiche la pedagogia delle competenze voluta per delineare il nuovo cittadino europeo. Che non è altro che un’operazione ideologica funzionale al capitalismo della globalizzazione. In altre parole l’adattamento dell’insegnamento alle aspettative del mercato, del consumismo.

Infatti si vuole trasformare i giovani da soggetti ad oggetti destinati a diventare consumatori, attraverso la logica della meritocrazia. Ma anche in individui da plasmare facilmente, privi di senso critico e malleabili, secondo le necessità del mercato, abituandoli alla precarietà.

A tal fine la scuola mira ad unificare il sapere, valorizzando le conoscenze tecniche a scapito del patrimonio culturale artistico, filosofico, letterario, storico di ciascun paese e dello sviluppo di altre preziose caratteristiche umane.

Crisi della democrazia

Ne consegue l’impoverimento delle culture dei diversi paesi, e l’incapacità di pensiero autonomo dei cittadini. Questi, risucchiati dai loro obblighi professionali e familiari, divengono apatici e disinteressati ai temi che riguardano il funzionamento della società, sempre più complessi.

Del resto risiede proprio in questa apatia il segreto del perdurare della democrazia odierna, svuotata ormai del suo aspetto sostanziale, nonostante la sua facciata di pari opportunità e di garanzia dei diritti sociali.

In sintesi

Viviamo in una società in cui regna la superficialità, improntata al materialismo esasperato, alla falsa ideologia basata sullo spettacolo, sul voyerismo, sulla cultura dell’eccesso, della trasgressione e della licenza senza confini.

Inoltre negli ultimi decenni si è assistito al progressivo smantellamento dei modelli educativi, politici e istituzionali, nonché dei valori religiosi di riferimento. E un certo tipo di economia monopolizza il mondo in tutti i suoi aspetti. Per cui il tasso di insicurezza è fortemente aumentato.

D’altra parte la scuola pubblica si preoccupa maggiormente di formare per un qualche scopo, anziché educare la persona secondo la sua natura. Essa stenta infatti parecchio a stimolare l’interesse dell’allievo. Si allontana dalla vera conoscenza del bambino. In definitiva non comprende la natura profonda olistica dell’essere umano.

È ovvio che in un tale sistema le risorse innate del bambino, della bambina rispettivamente del ragazzo e della ragazza, vengono compromesse, negate, mortificate. Il suo sviluppo inibito.

Gli adolescenti faticano a diventare uomini e donne pronti ad affrontare la vita. Specie in un periodo di confusione e di crisi come l’adolescenza. I figli non hanno bisogno di un padre amico e di una madre amica.

In questo contesto, il bullismo,  come pure il cyberbullismo, la criminalità, il vandalismo giovanile, possono essere visti come una reazione a questo sistema educativo prevaricatore delle libertà. Un sintomo serio che qualcosa non funziona. Una forma di violenza in antitesi a quella rivolta nei confronti dei giovani dalle istituzioni, dalla scuola e dagli insegnanti.

Insomma sarebbe, secondo Franco Codello*, in modo sbagliato, espressione di un sentimento positivo, di affermazione della propria identità, di emancipazione individuale della propria personalità. Che se ha sempre costituito in dosi contenute una condizione indispensabile della maturazione personale in un contesto di disuguaglianze e di sopraffazioni, oggi le cose sono profondamente mutate.

È quindi indispensabile stare dalla parte delle vittime, indistintamente tutti i ragazzi e le ragazze che vivono la vita delle nostre scuole.

Quale educazione vogliamo?

Dobbiamo renderci conto, prima, di determinare realtà e verità.

Il bambino per poter esprimere compiutamente le proprie risorse ha bisogno di determinate premesse: di rispetto della propria natura e di fiducia.

Gli adolescenti hanno bisogno di confrontarsi con adulti stabili, convinti delle proprie idee, in grado di assolvere in modo fermo il proprio ruolo educativo. Hanno bisogno di figure autorevoli.

L’autorevolezza è la rispettabilità che si guadagna attraverso la propria figura, il proprio carattere. E quindi è un concetto che non ha nulla a che vedere con l’autoritarismo cieco che implica un rapporto di sudditanza e ubbidienza cieca dell’alunno nei confronti delle figure educanti.

Occorre mettere al centro i bisogni dei bambini, dei ragazzi, degli adolescenti, nei rapporti scolastici, ma anche nei rapporti coi genitori, e non viceversa.

I mali del mondo non bisogna forse risolverli alla radice? Invece di mettere i cerotti qua e là con scarsi risultati?

Io sono con chi auspica un capovolgimento del sistema.
Occorre infatti sostituire gli attuali modelli educativi con nuovi approcci  che implicano uno sviluppo che provenga dall’interno di ogni essere umano e non imposto dall’esterno. Un cambiamento di paradigma.

È assolutamente fondamentale per il futuro dell’umanità che l’essere umano conservi il senso critico, l’indipendenza di giudizio, la curiosità, la possibilità di esprimere le proprie attitudini naturali.
Infatti sapere quale educazione vogliamo è anche sapere quale mondo vogliamo.
Nei prossimi articoli svilupperò meglio queste alternative.

Fonti:

  • * Franco Codello, LA CAMPANELLA NON SUONA PIÙ – fine dei sistemi scolastici e alternative libertarie possibili, Edizioni La Baronata
  • Massimo Ammaniti, LA FAMIGLIA ADOLESCENTE, Editori Laterza

Leggi il seguito sull’educazione:
–  Educazione – dove iniziare?
–  Prospettive pedagogiche libertarie
–  La scuola è libertà

Vai all’articolo introduttivo: LE RISORSE SEGRETE DEI BAMBINI

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Valeria Amy Rossi
 

Mi chiamo Valeria Amy Rossi. Sono una persona curiosa, empatica. Tendo a legare le cose, a sintetizzare. Ho una formazione poliedrica, interdisciplinare. Sono soprattutto affascinata dai percorsi di consapevolezza, apertura e trasformazione: crescita personale e spirituale. Sono sensibile ai temi ambientali.

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