Prospettive pedagogiche libertarie

Sono urgenti prospettive pedagogiche libertarie che considerino l’intera dimensione  della vita e i suoi processi. Che comprendano la profonda natura dell’essere umano, la sua natura olistica.
Infatti nessuna riforma esterna di natura politica, istituzionale della società e della scuola può essere efficace senza una comprensione della complessa condizione umana (*Jiddu Krishnamurti). Senza un ridimensionamento delle priorità nella vita di ciascuno di noi

Recupero del significato autentico di “educare”

Abbiamo visto nel precedente articolo “Quale educazione? come la scuola pubblica mira a formare in modo dogmatico, pur a volte inconsapevolmente, un’umanità nuova: malleabile, succube del sistema, del mercato globalizzato, di un’economia che invade ogni aspetto della nostra vita con la logica del consumo e inculcando falsi bisogni.

Questa realtà dominante si fonda, infatti, su una relazione educativa asimmetrica, gerarchica e autoritaria tra l’educatore e l’educando. Che si propone di modificare il giovane per adattarlo ad un determinato scopo: economico, politico, filosofico o religioso. Giustificando così il dover essere del bambino e della bambina. Ma questa modalità si rivela, ad occhi accorti, come una deformazione del concetto di “educazione”; anzi il suo opposto.

Fortunatamente un numero sempre crescente di persone, insegnanti, genitori ed altri interessati, si ribellano a questo modo di intendere la scuola. E propongono esperienze diverse, fondate sulla centralità del bambino e della bambina, del giovane e della giovane, e dei loro bisogni.

Queste prospettive pedagogiche libertarie, recuperano il senso autentico del concetto di “educare” che deriva dal latino: exducere, e significa tirare fuori. Per la tradizione libertaria dunque educare significa: liberare, portare alla luce quanto di più profondo, autentico e intenso vi è in ciascuno di noi nel momento in cui si compie la relazione educativa. Da qui il nome di scuole libertarie che danno la priorità alla dimensione dell’autonomia e della libertà.

Queste scuole, sparse in tutto il mondo, seppur diverse tra di loro, presentano dei tratti comuni che le differenziano radicalmente dalla scuola tradizionale.

I tratti comuni delle scuole libertarie

La centralità è posta sull’apprendimento e non sull’insegnamento.
Questo implica mettere in primo piano le esigenze del bambino, della bambina, i suoi tempi, le sue attese, le sue curiosità e le sue domande. Ponendo l’enfasi sul processo, sul come educare.

La conoscenza diviene un viaggio non più lineare, bensì a spirale, circolare, un viaggio infinito dalla non conoscenza alla conoscenza, dalla non conoscenza alla conoscenza … Permettendo a tutti di sviluppare i propri talenti e virtù, secondo le proprie capacità, e di liberare le diversità e specificità di ciascuno.

In quest’ottica, errori, tentativi, sperimentazioni, creatività e ricerche, devono costituire il substrato del processo di apprendimento. Ciò consente all’alunno di scoprire la conoscenza in modo attivo, facendone l’esperienza profonda. Al contrario dal sorbire delle nozioni imposte dall’esterno che diventa mera imitazione.

I bambini devono essere incoraggiati a pensare autonomamente, con la propria testa, invece di essere esaminati sulla giusta risposta.
Tutto questo implica necessariamente l’auto-educazione che si sviluppa per larga parte sull’incidentalità (in modo non programmato e non formale) come presupposto dell’istruzione e dell’educazione stessa.

L’approccio è quindi un educare ad essere, a divenire ciò che si desidera partendo da ciò che progressivamente si è, in una dimensione completa e olistica dell’essere umano. Contrariamente al dover essere qualcosa di imposto dall’esterno, dai principi educativi dominanti.

Apprendere è quindi seguire se stessi, non cercare nell’altro la verità e la via.
Il viaggio di apprendimento diviene necessariamente un atto libero e autonomo di volontà. Questa autodeterminazione individuale tuttavia deve necessariamente intrecciarsi con l’altro, con l’ambiente, con altre diversità, con altre relazioni sociali altrettanto indispensabili alla vita. Questo per diventare consapevoli e in grado di capire la situazione in cui ci si trova.

La motivazione è intrinseca, libera cioè da una valutazione giudicante e classificante, non fondata su premi e castighi.

Le scuole libertarie hanno inoltre un progetto ampio che comprende anche l’uguaglianza economica, sociale e culturale.

La figura del maestro

Il maestro accompagna, non si impone. È una figura paritaria che ha la sua rispettabilità e autorevolezza derivante dalla sua persona. Questa presentazione si oppone all’autoritarismo imposto dall’alto, così comune nel sistema pubblico in generale.

Egli lascia fare e decidere al bambino o al ragazzo. Ma sa dire di No quando è necessario, quando un’azione può ledere chi l’ha commessa o gli altri. La corretta attitudine del docente genera sicurezza e naturalezza nell’alunno che sarà a sua volta rispettoso.
Il docente e una figura che sa mettersi sempre in gioco e apprendere dai suoi allievi.

Gestione democratica

Risulta chiaro a questo punto che per libertà in questo contesto, non si intende fare tutto ciò che pare e piace per puro senso di contraddizione. Ci sono delle regole che vengono decise insieme, responsabilizzando l’alunno.

La gestione delle comunità educanti è infatti improntata ad una reale democrazia diretta che determina un processo decisionale paritario tra bambini e adulti. È soprattutto con l’esperienza diretta che si acquisisce la dimensione civica e non con lezioni teoriche di civica.
Tra le altre cose, gli allievi in un contesto libertario e democratico hanno anche voce in capitolo per la scelta dei maestri e del direttore.

Le metodologie didattiche

L’approccio libertario all’apprendimento si fonda un ampio ventaglio di metodologie didattiche. Comunque tutte costruite su quell’attivismo didattico indispensabile per coniugare esperienza vera e conoscenza profonda.

Risultati

Gli allievi allevati in tali prospettive pedagogiche libertarie risultano più sorridenti, contenti e soddisfatti di se stessi. Più aperti e spontanei e abituati a confrontarsi con gli altri, a partecipare alle decisioni.
Quando l’alunno si sente sicuro, le sue risorse profonde possono emergere senza ostacoli.

Divenire ciò che si è in questa dinamica educativa, permette di evitare le continue ansie, paure, frustrazioni e conflitti.

A questo fine è fondamentale che scuola e famiglia collaborano insieme per non distruggere il lavoro fatto a scuola, per non creare contraddizioni.

Fonti:

  • Francesco Codello, LA CAMPANELLA NON SUONA PIÙ – fine dei sistemi scolastici e alternative libertarie possibili, Edizioni La Baronata
  • * Jiddu Krishnamurti, A genitori e insegnanti – Traduzione dell’introduzione al libro LIFE AHEAD

Vai al precedente articolo correlato: Quale educazione?

Vai all’articolo introduttivo: LE RISORSE SEGRETE DEI BAMBINI

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Valeria Amy Rossi
 

Mi chiamo Valeria Amy Rossi. Sono una persona curiosa, empatica. Tendo a legare le cose, a sintetizzare. Ho una formazione poliedrica, interdisciplinare. Sono soprattutto affascinata dai percorsi di consapevolezza, apertura e trasformazione: crescita personale e spirituale. Sono sensibile ai temi ambientali.

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