Luoghi di incontro

Si sente la necessità di creare luoghi di incontro permanenti, accoglienti con accesso libero, per favorire il contatto umano fuori dal Web.
Il modo in cui sono concepiti gli spazi può determinare il successo o meno di un centro polivalente. L’architettura è chiamata qui a nuove sfide, sostenuta adeguatamente dagli enti pubblici e privati.

I. Profonda trasformazione negli ultimi decenni

Negli ultimi decenni, dopo il grande e veloce sviluppo delle tecnologie mediatiche – con la TV, prima, e i vari dispositivi intelligenti, poi – si assiste ad un impoverimento delle relazioni sociali.
A ciò ha contribuito anche lo sviluppo edilizio scriteriato senza badare alle vere esigenze della popolazione

A. Evoluzione tecnologica

Già con la TV sempre accesa e molti programmi demenziali, il problema aveva assunto proporzioni gravi in molte famiglie.

Con la comparsa dei videogiochi, degli smartphone e dei tablet e l’uso dei social network, il problema si è ulteriormente aggravato.

Secondo diversi studi più si usa Facebook e meno si è felici e in salute, mentre le interazioni faccia a faccia migliorano il benessere. Questi dati si possono osservare anche per altri social network.

Si parla ora di vere dipendenze da cellulare con problemi di ansia e ulteriori alterazioni della personalità. C’è chi non sa più distinguere la finzione dalla realtà.

Le piattaforme e i social dedicati alla ricerca di un partner creano un ulteriore appiattimento delle relazioni di coppia ridotte al solo sesso (peggiore rispetto agli anni ’60 ’70 e ’80 del Novecento) poiché in questo modo salta pure la spontaneità della seduzione. Sembra che in strada non avvenga più nulla. Solo in rete. Nathalia L. Brignoli nella sua recente pubblicazione “Le chaos de la séduction moderne” illustra bene questi cambiamenti.

Oggi si soffre anche di phubbing (termine inglese composto da phone e snubbing, ossia la parola telefono e il verbo snobbare, ignorare, trascurare) che significa: ignorare una persona o il gruppo quando si è in una situazione sociale, poiché occupati a interagire con i propri dispositivi. Per esempio al bar, al ristorante, sui mezzi pubblici …

La mancanza di interazione comunicativa toglie anche il calore emozionale e progressivamente ci fa entrare in un senso di profonda solitudine sociale. Una delle conseguenze della solitudine sociale è l’entrata in un circuito di solo psichismo (attività psichica scarsamente differenziata) che rischia di portare a disagi nella sfera psicologica.
Sono soprattutto i giovani che ne soffrono, ma anche 30enni, 40enni …

B. L’economia, la struttura delle città, delle case, dei palazzi

Ci domina un’economia con una forte impronta materialistica, fondata sui principi del libero mercato: concorrenza estrema, massimo profitto, speculazione, che tendono a metterci uno contro l’altro.

Questo tipo di economia ci condiziona tutti rendendoci suoi schiavi e privandoci della nostra dimensione umana che invece è fatta di principi ben diversi: empatia, cooperazione, aiuto reciproco, fratellanza, ricchezza delle relazioni, serenità e gioia di vivere.

D’altra parte le nostre città, piccole o grandi che siano, sono cresciute a ritmi frenetici. La cementificazione ha coperto gran parte del suolo disponibile: costruzioni di ogni tipo e grandezza, strade… e poco verde.

La gente si è abituata a passare il tempo nei supermercati, sostituendoli alle piazze di un tempo, usandoli anche come luoghi di un certo tipo di socializzazione per lo più insoddisfacente.

Ho già spiegato in un precedente articolo il grande bisogno di aggregazione sociale della popolazione e come gli spazi di aggregazione usuali siano per lo più insoddisfacenti: Costruire in modo intelligente.

L’emarginazione economica è una presenza reale anche nei paesi cosiddetti ricchi. La solitudine affligge tutte le classi sociali e le fasce di età non solo nelle megalopoli, ma anche nei centri medio-piccoli.

A ciò si aggiungono la mentalità e le paure di molte persone che le frena nell’aprirsi spontaneamente all’altro nella vita di tutti i giorni.
A volte basta poco per iniziare un dialogo con qualcuno; basta una battuta spiritosa e la conversazione va avanti. Ma molti si chiudono. Ne va di mezzo anche la salute e il morale delle persone.

C’è un vero bisogno di spazi più idonei che diano la possibilità di accoglienza, accettazione, incontro tra le persone.

II. Necessità di una nuova umanità

A. In generale

Si sente un grande bisogno di tornare a riappropriarsi dei rapporti reali (da persona a persona in carne ed ossa) fuori dal web, per intenderci.

Persino in certi gremii dedicati ai giovani, si ritiene una sfida quella di rendere veramente sociale il web. E questo è possibile creando modelli di aggregazione nella vita concreta, creando progetti innovativi, creando sinergie tra questi nuovi progetti e le piattaforme nel web. Insomma un collegamento tra il web e le diverse iniziative nella vita reale.

B. Ciò che manca – Luoghi di incontro permanenti

È urgente per troppe persone coltivare e avere delle opportunità di socializzazione a portata di mano, più genuine, spontanee, tramite delle strutture permanenti, che permettano una continuità nella possibilità di “essere con qualcuno”.

Molte persone non hanno delle abitazioni idonee per invitare amici e conoscenti incontrati nelle strutture esistenti (monolocali, familiari indigesti …) e/o non possono permettersi finanziariamente di andare tutti i momenti in un esercizio pubblico per incontrare persone (luogo che sovente si rivela freddo, anonimo e rumoroso).

A mio parere mancano dei centri polifunzionali aperti permanentemente (o quasi), con possibilità di accesso gratuito. Spazi intergenerazionali per tutte le età in cui sentirsi accolti.
Dove una persona può andarci quando ha voglia per incontrare altre persone e non sentirsi sola.

Sono necessari luoghi di incontro in cui la gente si senta come a casa, possa rimanervi quanto ha voglia e non si senta obbligata a consumare bibite o altro (può costare caro stare parecchie ore tutti i giorni al bar …). In cui vi sia possibilità di creare determinati gruppi di persone secondo gli interessi e le affinità e svolgere svariate attività in compagnia di altri.

C. Modelli che funzionano

Per funzionare veramente, un tale centro di accoglienza deve poter rimanere aperto tutti i giorni su una fascia oraria allargata.
La presenza di servizi pubblici (biblioteca, info centro, caffetteria …) è imprescindibile per poter tenere aperta la struttura permanentemente e attirare un numero sufficiente di persone.

Oltre al personale professionale remunerato la presenza di volontari è preziosa per assicurare l’accoglienza e tenere aperta la struttura nelle ore serali e nei giorni festivi.

Si tratta in genere di centri culturali polivalenti di una certa grandezza, il cui accesso è gratuito, salvo le prestazioni a pagamento di alcuni servizi offerti.

Spazi accoglienti anche dal profilo estetico, pur nella semplicità, aiutano molto a sentirsi in un ambiente familiare.

Dall’esperienza raccolta personalmente gli spazi accessibili solo parzialmente, in determinati giorni o orari, di dimensioni ridotte e senza la presenza di veri servizi pubblici, non riscontrano lo stesso successo.

Nei miei viaggi all’estero ho avuto modo di visitarne alcuni di questi centri culturali aperti su larga fascia oraria, nelle grandi città. Infatti sono grandi, suddivisi in diversi settori per accogliere diverse attività. Spazi dedicati al silenzio (studio, lettura …) e spazi per poter interagire con gli altri, dialogare e svolgere attività di gruppo (giochi di società, corsi, presentazioni, intrattenimento, ecc.).

Esempio

Un esempio riuscito in tal senso che ho avuto il piacere di visitare recentemente è il Centro culturale la Filanda di Mendrisio (Canton Ticino, Svizzera). L’immobile dell’ex filanda e ex gradi magazzini Manor, è stato interamente riattato e trasformato in centro culturale. Vi è stata trasferita la biblioteca cantonale che prima si trovava all’interno del liceo cittadino.

È proprio questo servizio pubblico che consente di tenere aperto il centro sette giorni su sette dalle 09:00 alle 21:00, secondo una nuova formula, con l’aiuto di un buon numero di volontari, ma anche grazie a sponsor che si sono impegnati a sostenere finanziariamente la struttura per più anni.

Si tratta di un centro socioculturale e polifunzionale ispirato a un modello non ancora presente in Ticino, ma già affermato con successo nel resto della Svizzera e in altri paesi. Il nuovo centro è al contempo biblioteca, mediateca, ludoteca, videoteca, luogo di studio, d’incontro, di passatempo, per conferenze, convegni, mostre o altro.

Un progetto con spazi modulari e comunicanti tra di loro, ma anche aule per i corsi. Che risponde pure al continuo bisogno di spazi da parte delle associazioni, dei gruppi culturali e di volontariato che desiderano proporre al pubblico varie attività.

Esso permette di avvicinarsi alla cultura in senso lato in un modo dinamico e informale. Ed è aperto a tutte le fasce d’età per stimolare la coesione intergenerazionale e ravvivare la vita sociale nel cuore della città.

Il grande affetto della popolazione

A pochi mesi dall’apertura, i responsabili politici e dell’Associazione La Filanda attraverso i media locali hanno manifestato il loro entusiasmo per un successo che va oltre le più rosee aspettative e speranze.

Le cifre d’ingresso parlano chiaro. Soddisfazione dunque per questa partecipazione attiva, massiccia della popolazione che ha fatto registrare un aumento considerevole delle iscrizioni alla biblioteca cantonale e dei prestiti.
Sono state molte anche le iniziative organizzate tra corsi, mercatini, e altro.

Ma ad emozionare i responsabili del progetto è stato soprattutto l’enorme affetto della popolazione e l’aspetto intergenerazionale. La nascita di una comunità reale nonostante il “successo” virtuale. 
È bello vedere come bambini e anziani giocano assieme agli scacchi o a carte.

Conclusioni

Insomma pieno successo del modello “cultura tra la gente”. Centri culturali aperti sono indispensabili per creare tra la gente un senso di appartenenza all’ambiente in cui vive. Questo aiuta le persone a sentirsi accettate e parte di una comunità, a creare un’atmosfera più positiva e gioiosa dalla quale trarre vantaggi su molti fronti.

Allacciare nuove conoscenze, imparare nuove cose in un ambiente accogliente e stimolante incrementa la solidarietà, la gioia di vivere e la salute. Bandisce noia e solitudine. E questo a beneficio di tutti.

Purtroppo ci sono ancora molti centri urbani ove questi centri sono assenti o insufficienti. Occorre un’alta sensibilità da parte delle autorità locali, indipendentemente dalla loro area politica.

Non è più possibile continuare a dare la priorità alla crescita economica e industriale senza pensare agli aspetti sociali sviluppati in questo articolo. Poiché così facendo si continuerebbe a fabbricare una popolazione in gran parte insoddisfatta, depressa e ammalata con costi altissimi per tutta la comunità.

Oggigiorno a fronte di nuove necessità, occorre rompere i vecchi schemi. Abbiamo bisogno di nuove idee.

Vai all’articolo introduttivo: ARCHITETTURA RESPONSABILE

Vai all’articolo correlato: Costruire in modo intelligente

Valeria Amy Rossi
 

Mi chiamo Valeria Amy Rossi. Sono una persona curiosa, empatica. Tendo a legare le cose, a sintetizzare. Ho una formazione poliedrica, interdisciplinare. Sono soprattutto affascinata dai percorsi di consapevolezza, apertura e trasformazione: crescita personale e spirituale. Sono sensibile ai temi ambientali.

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