Efficaci campagne anti-Littering

Come possiamo rompere il circolo vizioso del degrado causato dai rifiuti sul suolo pubblico con efficaci campagne anti-littering?
Infatti, gettando i rifiuti sul suolo pubblico senza ritegno a dispetto di tutte le campagne di sensibilizzazione anti-littering si crea di fatto un vero e proprio circolo vizioso.

Littering è il termine inglese usato a livello internazionale, per designare il crescente malcostume che consiste nell’abbandonare volontariamente o per negligenza piccole quantità di rifiuti nelle aree pubbliche e private anziché negli appositi contenitori.

Quali possono essere le cause di questo malcostume?

  1. La maleducazione di persone prive di qualsiasi rispetto verso il paesaggio in generale, la natura più in particolare e il prossimo. Io mi chiedo come si faccia a non scandalizzarsi della sporcizia lungo le strade e nella natura. Ma molti non vedono proprio nulla. Hanno la testa immersa nei loro smartphone, nei social media … nelle loro storie personali.
  2. L’ignoranza: anche se usando un minimo di buon senso si capirebbe che i cestini, i bidoni, i contenitori disseminati nelle città, nei parchi pubblici servono a gettarci dentro i nostri rifiuti. Ho proprio l’impressione che molti, troppi non sappiano nemmeno a che cosa servano.
  3. La negligenza: dimenticarsi di raccogliere i rifiuti dopo un picnic nella natura o dopo aver consumato un pasto takeaway in città può capitare una volta ma non tutte le volte, altrimenti siamo dei veri maleducati.
  4. La terminologia inglese “littering usata nelle campagne pubblicitarie anti-littering (contro i rifiuti lasciati sul suolo pubblico) a mio avviso non può giungere all’orecchio di tutti. Bisogna smetterla di usare unicamente la terminologia in inglese invece di usare anche la lingua del posto. Nel nostro caso l’italiano. Ho proprio l’impressione che la gente non sappia nemmeno di cosa si parli quando sente l’espressione “campagne anti-littering”. Se proprio si vuole parlare in gergo internazionale menzionare almeno entrambe le espressioni: quella in inglese, internazionale, e quella nella lingua del posto. Ma meglio usare delle immagini: delle sequenze in stile vignetta o delle icone comprensibili da tutti.
  5. Uno dei ragionamenti che fa ancora molta gente è quello di pensare: “tanto vengono a pulire le strade”. Ma se i servizi di nettezza urbana in certe parti del mondo, nelle zone urbane, sono efficienti, d’altra parte sono anche molto dispendiosi per la comunità. Pensare in questo modo è paradossale e si perpetua un vero e proprio circolo vizioso.
    In altre zone del mondo dove i servizi di nettezza urbana sono decisamente deficitari, il littering provoca un grande inquinamento per l’ambiente e può essere nocivo anche per l’uomo e gli animali.
    Che dire poi della stupidità di pensare che vengano a pulire regolarmente lungo i margini dei fiumi, lungo i sentieri di montagna, lungo le spiagge, persino in alta montagna? I volontari si danno sempre più da fare ma non passano di certo tutti i giorni. Una o due volte all’anno si organizzano delle giornate di pulizia, i clean-up-day.

Il circolo vizioso del littering

Gli estremi di certi ragionamenti raggiungono le vette della stupidità:

  • “butto per terra i rifiuti, tanto vengono a pulire”
  • “se non sporco le strade e l’ambiente, gli operatori ecologici rimarrebbero senza lavoro”.

I maleducati gettano per terra i rifiuti, ma non appena passa il personale della nettezza urbana (o i volontari), le strade o l’ambiente naturale non rimangono a lungo puliti, si insozzano di nuovo praticamente subito. Questo circolo vizioso genera dei costi a carico dei cittadini che rischiano anno dopo anno di lievitare considerevolmente. E riduce anche notevolmente la qualità di vita.

Il mio ragionamento è questo: se i cittadini o i turisti fossero più rispettosi e la smettessero di insozzare le strade, l’ambiente, la natura, le amministrazioni pubbliche avrebbero più mezzi a disposizione per creare posti di lavori più interessanti e gratificanti.

Questo atteggiamento irresponsabile è l’effetto dell’allontanamento dell’individuo dalla sua natura più profonda. E questo causa l’indifferenza verso l’ambiente circostante e soprattutto verso la natura. Anche quando pretendiamo di fare delle attività all’aria aperta nella natura.

Pensiamo di essere connessi al mondo tramite smartphone, tablet e computer, ma la realtà è che siamo irrimediabilmente sconnessi dall’anima delle persone e della natura. Insomma in tutta questa esagerata comunicazione c’è molta superficialità e falsità. Si è persa la capacità di sintonizzarsi con le persone, con le piante, con gli animali … Il che implica l’ascolto (leggi anche il mio articolo: Comunicare coi fiori)

Come interrompere questo circolo vizioso con efficaci campagne anti-littering ?

A livello personale – come rimanere fedeli a sé stessi

Il primo passo da fare è divenire consapevoli: aprire gli occhi per osservare, per guardarci intorno e porci delle domande:

  • Che impressione mi fa vedere il paesaggio deturpato? Vedere sempre la sporcizia dappertutto?
  • Come vorrei trovare il paesaggio (le strade, i sentieri) quando passo?
  • Come dovrei lasciare l’ambiente per gli altri dopo il mio passaggio?
  • Come sto dopo aver compiuto un atto di rispetto verso l’ambiente? Quando per esempio decido di non buttare per terra i miei rifiuti, ma di porli negli appositi contenitori? Oppure quando raccolgo carta lattine o bottiglie sparse nella natura?

Io personalmente mi sento soddisfatta quando raccolgo i rifiuti in riva al fiume vicino a dove abito. Lo faccio regolarmente. Mi fa sentire utile e attiva nella lotta contro l’inquinamento. Dunque non solo bla bla bla. E spesso la natura mi ringrazia con delle sorprese: si presentano al mio passaggio degli scoiattoli, dei pettirossi, la volpe, fiori particolari o gente simpatica.

Ciò mi fa sentire coerente con i miei principi e in sintonia con la mia vera natura.

Altre forme di pubblicità

 L’esperienza insegna che i più ignoranti sono in gran parte anche coloro che non leggono i giornali, guardano solo programmi spazzatura alla TV e sul web e “non vedono” nemmeno le pubblicità intelligenti che promuovono più consapevolezza per combattere il littering. E non sanno neppure a cosa servano i cestini e i contenitori disseminati nel territorio. Per cui occorrono altre modalità di pubblicità e informazione, per esempio:

  • Quando si organizzano i grandi concerti per i giovani e altri tipi di intrattenimento, gli spettacoli dovrebbero essere preceduti da video in cui i protagonisti – che sono gli idoli dei giovani e meno giovani – diano il buon esempio riguardo al rispetto dell’ambiente. Poiché è proprio in queste occasioni, in cui per l’impossibilità di muoversi durante il concerto, i giovani prendono il vizio di gettare bicchieri, piatti, imballaggi in cartone e posate in plastica per terra. Pensando che poi verrà tutto spazzato via dall’organizzazione dei concerti.
  • Io vedrei anche delle campagne con dei video istruttivi ma anche simpatici nei vari siti web delle amministrazioni pubbliche e anche come pubblicità su YouTube.
  • Sarebbe inoltre opportuno incollare o attaccare sui cestini o contenitori pubblici dei disegni. Esistono già delle icone chiare valide dappertutto e comprensibili da tutti, indipendentemente dall’età e dalle lingue che si parlano. Scritte del genere “Nome città pulita” non sono molto visibili e incomprensibili per gli stranieri che non conoscono sufficientemente la lingua del posto.
  • Io metterei anche dei cartelloni più visibili all’inizio di certi percorsi nella natura (come gli argini dei fiumi, dei sentieri di montagna …) con le istruzioni schematizzate, usando delle icone. Quelli attualmente esistenti nella mia regione con l’indicazione del lungo percorso dei rifiuti, non li vede nessuno, sono troppo piccoli.

Altre forme di istruzione

  • Io non sono così convinta che nelle scuole si faccia abbastanza per sensibilizzare gli alunni. Si potrebbero coinvolgere maggiormente le classi in discussioni costruttive sull’ambiente e nella pulizia delle aree naturali (parchi, argini dei fiumi, sentieri di montagna). Io vedo ancora troppi rifiuti lungo i percorsi da e verso scuola.
    Ma penso che in parte l’atteggiamento degli alunni di gettare i rifiuti per terra, sia una reazione ad un sistema di insegnamento più oppressivo che educativo. Un modo di ribellarsi alla mancanza di un approccio nei loro confronti che li stimoli alla responsabilità e all’autodeterminazione (leggi il mio articolo: Educazione dove iniziare?)
  • Nella documentazione che il comune invia ai residenti in cui indica i giorni e gli orari della raccolta della nettezza urbana o dell’apertura della discarica comunale, si potrebbe inserire un volantino con le fotografie dei vari tipi di contenitori e cestini per i rifiuti lungo le vie della città con il caloroso invito ad usarli.
  • Si potrebbero infine istruire gli stranieri quando richiedono i vari permessi per rimanere nel territorio. Lo si può fare anche in modo ludico, creando dei gruppi per visitare la città. Ma anche inserendo le informazioni anti-littering in prospetti più completi su quanto offre il comune.

Conclusioni

Il problema del littering o dei rifiuti sul suolo pubblico è sostanzialmente una questione di consapevolezza, di educazione e rispetto verso sé stessi, gli altri, la natura e dell’ambiente circostante.
Il neonato nasce già in sintonia con ciò che lo circonda. La sua natura tende in principio al Bene.
Purtroppo l’esempio errato dato dagli adulti ed un approccio educativo che non tiene conto della vera natura del bambino, allontanano quest’ultimo dalla sua autentica natura interiore. E quindi l’individuo crescendo diventa indifferente, menefreghista o cieco. Non si rende nemmeno più conto delle proprie azioni nefaste. È quindi urgente un nuovo approccio educativo (vedi i link dei miei articoli correlati in basso al termine di questo articolo).

Al fine di avviare più efficaci campagne anti-littering  o anti rifiuti nei luoghi pubblici, a mio parere è necessario che gli enti pubblici presentino alla popolazione un’alternativa per il personale che perderebbe l’impiego in conseguenza della forte diminuzione dei rifiuti. Dei progetti pronti per creare nuovi posti di lavori in altri settori a favore della popolazione, nell’interesse collettivo. Penso per esempio all’impiego in nuovi centri di incontro per la popolazione (vai al mio articolo Luoghi di incontro). Oppure per assicurare una maggiore presenza sul territorio per seguire meglio gli anziani soli (con visite regolari o servizi di diversa natura: pasti a domicilio, trasporti). Solo in questo modo il messaggio potrà essere efficace.

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Valeria Amy Rossi
 

Mi chiamo Valeria Amy Rossi. Sono una persona curiosa, empatica. Tendo a legare le cose, a sintetizzare. Ho una formazione poliedrica, interdisciplinare. Sono soprattutto affascinata dai percorsi di consapevolezza, apertura e trasformazione: crescita personale e spirituale. Sono sensibile ai temi ambientali.

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