Educazione – dove iniziare?

In tema di educazione e prevenzione, il problema non sono i bambini e gli adolescenti, bensì gli adulti. Soltanto quando gli adulti, gli educatori raggiungono l’equilibrio psicofisico che permette di reggere alla messa in discussione di sé e sanno dove stanno andando, possono essere un riferimento valido per i bambini e gli adolescenti. Permettendo così a questi ultimi di esprimere compiutamente le loro risorse interiori.

Traggo spunto per questo articolo dal saggio di Massimo Ammaniti, La famiglia adolescente, ma soprattutto dal libro di Francesca Mandelli, La culla degli obbedientiUn’inchiesta sui rapporti tra educazione e potere – Conversazione con sei esperti. Tra questi Maria Rita Mancaniello ha colto, a mio parere, il vero punto di partenza per affrontare in modo coerente il discorso educativo (vedi link in fondo all’articolo).
Il succo del discorso può essere così riassunto.

Inadeguatezza e confusione

Molti genitori, ma anche educatori in generale, infatti si sentono inadeguati. Li invade un profondo senso di incertezza nella presa di decisioni. Come mai si verifica questo?

  • Mancano i modelli di riferimento messi in crisi dalle trasformazioni sociali in corso. Tutto diventa soggettivo.
  • Noi, rispetto al passato, non abbiamo idea di che tipo di società aspettarci nel prossimo futuro. Questo genera insicurezza nell’educatore che cerca sicurezza in ciò che già conosce, ma non più comparabile a ciò che stiamo vivendo e vivranno i nostri figli.
  • In un’epoca storica, in cui le norme e le devianze sono tutte in movimento, il sistema normativo viene meno. I genitori non sanno più distinguere il bene dal male.
  • I giovani non sono più disposti a sottomettersi in modo acritico alla volontà dei genitori, spesso fragile.
  • I genitori invece di agire, reagiscono con paura. La paura è l’elemento che domina le relazioni.
  • Il concetto di famiglia è radicalmente cambiato: famiglie allargate, generi moltiplicati, genitori omosessuali …
  • Confusione e scollamento dalla realtà. Anche Massimo Ammaniti, nel libro già citato (vedi link in fondo all’articolo) descrive bene questa realtà in cui vengono infrante le frontiere generazionali di un tempo. Assistiamo ad una cultura giovanile generalizzata che porta facilmente a una confusione dei ruoli. In cui sono gli adulti ad essere ossessionati dal rifiuto di invecchiare e nel perseguire i propri desideri. L’adolescenza diventa quindi una mentalità che coinvolge genitori e figli. È facile con tale atteggiamento invadere il territorio dei figli con la loro cura a volte spasmodica, impedendo loro di raggiungere l’autonomia, l’individualità.
  • I genitori oscillano quindi tra l’essere permissivi e al tempo stesso punitivi. E quando si definiscono libertari, il più delle volte si riferisce piuttosto a un “non so più cosa fare, fai quello che ti pare”. 

Svolta epocale

Ci troviamo infatti ad una svolta epocale, di rottura rispetto al passato che porta ad una nuova identità, ad un nuovo modo di leggere la realtà. Ma siamo poco attenti al significato e alle implicazioni di questi cambiamenti. Il nostro è un tempo estremamente evolutivo:

  • La scienza, la tecnologia, l’intelligenza artificiale e la manipolazione genetica stanno modificando il concetto stesso di “uomo” (essere umano). 
  • Soprattutto le nuove possibilità di trasporto, comunicazione e connessione in tempo reale portano ad una modifica completa della categoria spazio-tempo – rompono i vecchi ritmi della vita e di scambio tra le generazioni (TV, web, voli low cost, ecc.)
  • Tra gli anni ’30 e ’60 abbiamo assistito in Occidente a profondi processi democratici e libertari che ci hanno dato una maggiore libertà di azione …
  • I grandi movimenti migratori e la globalizzazione in conseguenza di tutto ciò, hanno fuso razze, costumi e tradizioni, disorientandoci ulteriormente.

Nuove possibilità

Ma questo è anche uno dei momenti più belli, abbiamo la possibilità di decidere cosa fare, di anticiparci il futuro. Dipende da noi se vogliamo cavalcare l’onda o farci travolgere. La maggior parte della gente pedala sul posto e non si muove. Ma dobbiamo muoverci, in questo cambiamento epocale. Al ragionamento di Maria Rita Mancaniello io desidero precisare doverosamente questo. Cavalcare l’onda non significa accettare tutto quello che una scienza, delle politiche e dei modelli economici, in gran parte senza coscienza, ci propongono. Dobbiamo avere il coraggio di scegliere ciò che è nel bene dell’umanità.N

L’adolescente, ma anche il bambino ha bisogno di contenimento, di paletti, dei punti fermi, ma anche di flessibilità, comprensione, elasticità e pazienza.

Contenimento significa: chiarezza, identità definite, adulti significativi e stabili, convinti delle proprie idee, in grado di assolvere in modo fermo il proprio ruolo educativo. Quando gli adolescenti sentono questo adulto solido rientrano, tornano ad essere quello che sono.

  • L’adulto deve sostenere questi bisogni e ci riesce solo quando ha raggiunto l’equilibrio psicofisico che permette di reggere la messa in dubbio di sé.
  • Ciò presuppone che sappiamo chi siamo. Per questo il problema in un’ottica di educazione e prevenzione, non sono gli adolescenti, bensì gli adulti.
  • La scelta è tra le seguenti opzioni:
    • Impiego regole ferree, creando dei disadattati?
    • Lascio perdere, non so che fare, facciano loro (permissivismo)?
    • Mi metto in discussione e mi ridefinisco?
  • In questa società liquida in pieno movimento e cambiamento dobbiamo assolutamente ritrovare l’equilibrio.

Come aiutare concretamente genitori ed educatori?

Bisogna quindi iniziare a lavorare con gli adulti!
Sono gli adulti infatti che devono trasmettere i grandi valori di vita. Occorre quindi sviluppare il piacere delle relazioni. Il confronto è fondamentale. I legami costruiscono la forza delle persone.

Le grandi domande che dobbiamo porci però, non riguardano i programmi per il domani. Noi adulti (genitori, educatori e istituzioni …) dobbiamo ridefinire la nostra meta, capire dove vogliamo andare, e questa è una questione di ordine culturale e sociale. Occorre innanzitutto che ci chiediamo:

Chi siamo? Il che significa:

  • definire la nostra identità di natura che risponde alla domanda: qual è il senso della vita?
  • definire la nostra identità culturale, che risponde alla domanda: dove stiamo andando?

E quindi cercare di rispondere a questi interrogativi:

  1. Che cosa facciamo con i nostri figli?
  2. Perché? Che tipo di uomini e donne vogliamo che diventino?
  3. Dove? A scuola? In famiglia?

Quando troveremo la risposta a questi punti, il “come” arriva poi da sé.

Lavorando preferibilmente in gruppi di scambio e di confronto tra genitori, come suggeriscono Francesco Codello e Paolo Perticari, intervistati da Francesca Mandelli nel libro-inchiesta già citato (vedi link in fondo all’articolo). Possiamo procedere:

  • iniziando dal pensare a che tipo di figli siamo stati e che tipo di genitori abbiamo avuto. In questo modo potremo capire quali elementi di questa tradizione conscia o inconscia dell’educazione possiamo accettare oppure no per i nostri figli;
  • per essere poi in grado di capire cosa significa veramente “educare”.

Facendo questo lavoro sul nostro passato personale ci imbattiamo sicuramente nella maggioranza dei casi, nell’obbedienza cieca che dovevamo ai nostri superiori (genitori, parenti, educatori in generale), nelle punizioni che ci hanno più o meno segnato, nella mancanza di rispetto che abbiamo subito a detrimento delle nostre naturali propensioni che volevamo esprimere e sono rimaste frustrate.

È quindi di vitale importanza diventare consapevoli di quelle pratiche che cadono sotto la definizione di pedagogia nera. Azioni od omissioni che consapevolmente o inconsapevolmente sono state messe in atto nel passato e vengono ancora praticate nel presente, anche da noi stressi, nei confronti dei bambini e dei giovani in modo particolare. Ma anche nei confronti del prossimo più in generale e che implicano l’esercizio del potere sull’altro.

La pedagogia nera

Paolo Perticari nel libro-inchiesta di Francesca Mandelli riassume la posizione di diversi autori.

Definizione

Gli elementi fondamentali della pedagogia nera sono: obbedienza, conformismo e potere.

La pedagogia nera è una realtà di violenza e di abuso sui bambini che avviene per lo più nei contesti familiari, ma poi anche in altri contesti sociali, come la scuola, la chiesa … È una realtà irrispettosa della profonda natura dell’essere umano. Un fenomeno grave che si situa al confine con il reato, e a volte lo supera diventando reato vero e proprio.

Essa si manifesta come abuso fisico (soprattutto percosse), psicologico (umiliazioni, spavento, angoscia, bugie … manipolazione del bambino nel suo sé più profondo; io aggiungerei anche l’indifferenza) e sessuale del bambino immerso in un clima di violenza che culmina in rapporti di potere esacerbati.

È la pedagogia comportamentale fondata sul binomio:
punizione – ricompensa / stimolo – risposta (non necessariamente con la violenza, a volte basta il biasimo silenzioso con uno sguardo o un gesto), che esige un’obbedienza cieca verso ideali assoluti e indiscutibili imposti come verità dall’adulto, attraverso la distruzione e la corruzione dell’anima personale e civile.

La pedagogia nera trova spazio anche nel permissivismo. Siamo qui in una zona grigia, che implica da parte dell’adulto l’abdicazione a coinvolgersi in una vera educazione.

Questa realtà è avvolta da una grande omertà: quando viene colta, scatta un meccanismo di negazione violenta, di rimozione dei fatti.

Non basta definirla una porcheria per combatterla. Occorre anzi entrare coscientemente nei meccanismi che la generano e nella mente delle vittime. Infatti quando a un bambino viene spezzata l’anima, la personalità, questo lascia una traccia che prima o poi si manifesta.

Le conseguenze della pedagogia nera

L’effettiva portata della pedagogia nera la vediamo nel male che affligge molti adulti, nel disagio della società e della civiltà, nella distruttività che si manifesta improvvisamente in mote forme:

  • Conseguenze a breve termine: angoscia, esplosioni di rabbia, depressione, eccessiva o immotivata paura, instabilità emotiva, senso di colpa, vergogna, forme fisiopatologiche come aritmie cardiache. Rende difficile la formazione di una propria identità separata e autonoma.
  • Conseguenze a lungo termine: instabilità del carattere, paranoia, bipolarità, relazioni caratterizzate da insoddisfazione e infedeltà, instabilità dei rapporti, divorzi, propensione ad avere incidenti, e altri disturbi più o meno cronici …
  • Conseguenze nella società: le emozioni del dolore e della distruzione provate durante l’infanzia diventano le catastrofi emozionali della scena pubblica e della politica.

Che fare?

Se il contesto familiare è l’ambiente ideale in cui la normale interazione genitori-figli si trasforma in pedagogia nera, esso è anche il luogo in cui si può iniziare a informare e prevenire sui gravi rischi della violenza in famiglia. Ecco diversi suggerimenti per dare una risposta alla domanda “Educazione – dove iniziare?”:

  • Promuovere forme di corretta informazione e campagne di prevenzione tesi a modificare certi comportamenti e stili educativi. La prevenzione è già parte integrante del modo di affrontare il problema.
  • Stimolare la crescita di vere “cellule etiche”, ossia di gruppi di lavoro di consapevolezza e di lucidità riferite a questo male invisibile, attraverso scambi tra genitori, e tra genitori ed esperti.
  • Conoscere il meccanismo e la logica della pedagogia nera è il primo passo per prevenire il condizionamento violento del potere che si fa sistema. Dobbiamo imparare a vederla nei nuovi dispositivi: sadismo, corruzione, pornografia, pedofilia …; a vederla in ogni istituzione ed educazione moderna. Per creare una sensibilità condivisa sul condizionamento violento.
  • Abbattere il muro del silenzio, del tabù, dell’omertà.
  • Ascoltare veramente i bambini. Ciò implica grande presenza e attenzione.
  • Fare un gran lavoro su se stessi per cogliere le incoerenze.
  • Leggi anche i miei articoli correlati:
  • Vai al mio articolo introduttivo: LE RISORSE SEGRETE DEI BAMBINI

Valeria Amy Rossi
 

Mi chiamo Valeria Amy Rossi. Sono una persona curiosa, empatica. Tendo a legare le cose, a sintetizzare. Ho una formazione poliedrica, interdisciplinare. Sono soprattutto affascinata dai percorsi di consapevolezza, apertura e trasformazione: crescita personale e spirituale. Sono sensibile ai temi ambientali.

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